La critica che più comunemente viene mossa ai social netowrk o generalmente ai community-based websites riguarda la curiosità che sviluppa negli utenti verso la vita altrui e la contemporanea tendenza a non preservare la propria privacy. Proprio oggi durante una discussione è stato detto “grazie a Facebook ho scoperto che un’amica…” e controbattuto che quest’informazione fosse superflua. Ma come è scritto in un articolo in difesa di questo fenomeno diffuso (relativamente a Twitter ma estendibile ad altri casi):

“When I see that my friend Misha is “waiting at Genius Bar to send my MacBook to the shop,” that’s not much information. But when I get such granular updates every day for a month, I know a lot more about her. And when my four closest friends and worldmates send me dozens of updates a week for five months, I begin to develop an almost telepathic awareness of the people most important to me.

It’s like proprioception, your body’s ability to know where your limbs are. That subliminal sense of orientation is crucial for coordination: It keeps you from accidentally bumping into objects, and it makes possible amazing feats of balance and dexterity.”

ovvero permette di approfondire un contatto che altrimenti sarebbe rimasto inesplorato. Viene usato il termine Proprioception, con cui si indica la capacità del corpo di sapere dove si trovano le proprie appendici (gambe, mani, etc.) per indicare la simil-telepatica conoscenza degli eventi dei propri amici.

Social Proprioception
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11 thoughts on “Social Proprioception

  • 26 March 2009 at 23:31
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    Concordo con il testo citato. Notare cheTwitter è molto più diffuso in US che in Italia. A lezione quest’anno ho spiegato perché.

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  • 28 March 2009 at 16:55
    Permalink

    Mah… A me Facebook mi pare una grande cavolata…
    Utile solo a far risaltare meglio l’ego personale dei soggetti
    buffoni nell’era di Internet. Che cosa mi può interessare
    se per esempio Tizio è diventato fan(!) di Caio o se
    Sempronia sta attraversando un periodo di crisi perché
    il fidanzato l’ha lasciata? Quale aggiunta può portare
    questo genere di informazioni al mio bagaglio culturale?

    Reply
  • 29 March 2009 at 18:02
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    Se è così allora si deve considerare una community
    come un repository di emozioni e/o fatti… Mah.
    Tanto meglio allora un blog fatto bene.

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  • 29 March 2009 at 21:36
    Permalink

    Il mondo è bello perché vario e quindi c’è posto per tutto. Infatti il Collablog continua a essere attivo.

    Reply
  • 30 March 2009 at 21:22
    Permalink

    Professore le porgo una domanda che avrei voluto farle a lezione. Ho subito negli ultimi anni l’avvento dei forum, dei blog e dei social network, ed ho notato che questi 3 ‘fenomeni’ hanno un fattore comune: sono stati implementati molti forum, blog e social network che non basavano la loro esistenza su un dominio specifico(nessun tema principale), ma in fondo col passare del tempo sono ‘morti’ tutti(includo facebook). Con il maturare dell’esperienza d’utilizzo di queste applicazioni, sono sopravvissuti solo quei siti che sostanzialmente erano dediti ad un unico tema(o a pochi). Il discorso è complesso, ma le volevo semplicemente chiedere se lei è concorde con me sul fatto che un social network dedito ad un dominio preciso possa inglobare e sostanzialmente spazzare via i relativi forum e blog. Le riformulo la domanda, secondo lei avrebbe senso avere oggi un blog come Collablog o gestire un forum che affronti questo tipo di tematiche se un giorno lei scoprisse un social network vivo, attraente e pieno di gente capace che proponga e discuta sempre le stesse tematiche?
    Le chiedo questo perchè ho due blog, il primo lo conservo ancora solo perchè l’ho sempre utilizzato come contenitore di articoli di giornale di mio interesse, ed un secondo blog personale(un diario) che ho abbandonato con convinzione con l’avvento di facebook.
    Grazie per la risposta

    Reply
  • 1 April 2009 at 01:18
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    Poni delle domande interessanti. Vado a ritroso nel provare ad abbozzare qualche risposta.
    Sonvo convinto che Facebook abbia fatto piazza pulita di tanti blog personali con poche cose da dire. In questi casi basta Facebook o twitter.
    Il Collablog ha una identità precisa e permette di parlare agli studenti interessati ai temi del Collab. Non so se funzionerebbe come gruppo su Facebook. Forse sì ma in aggiunta non in sostituzione. Non ho certezze al riguardo.
    Quei forum che si sono consolidati su un tema specifico e che hanno una comunità stabile, nata prima di Facebook, non credo moriranno in massa. Molti continueranno a vivere sebbene in forma legacy. Anche l’email è ormai un’applicazione legacy ma non credo scomparirà nei prossimi dieci anni.
    La mia tesi è che i nuovi social software tendono ad aggiungersi più che a sostituire quelli già esistenti.

    Reply
  • 5 April 2009 at 19:53
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    [quote]La mia tesi è che i nuovi social software tendono ad aggiungersi più che a sostituire quelli già esistenti.[/quote]

    non sono daccordo. Forse non si sostituiscono, ma sicuramente mettono in secondo piano. MySpace era un fondamentale, oggi con FB lo è molto di meno.. eppure era impensabile che questo potesse accadere 1 anno fa..

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  • 6 April 2009 at 07:20
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    volevo quotare solo una parte del tuo messaggio 😀

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  • 9 April 2009 at 11:18
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    la gente vuole instaurare connessioni continue e dirette con i propri contatti anche in assenza di qualcosa di concreto da comunicare.

    Questo secondo me spiega il motivo per cui Facebook e Twitter hanno successo, e perchè prima di loro, lo stesso successo sia stato raggiunto solo da blog/forum/social network incentrati su un dominio specifico. Infatti sia Facebook che Twitter (a differenza ad esempio di Myspace) permettono di parlare al mondo coi messaggi sul board e di leggere quelli altrui. In questo modo anche se i messaggi che comunico sono stupidi, sono una corda che i miei amici raccolgono leggendoli. Su Myspace invece, per creare un contatto devi scrivere espressamente sul profilo dell’amico e questo spinge ad una certa serietà di contenuti e/o comunque ad una minore frequenza di tale comunicazione.
    Su Twitter si twitta(cinguetta) in continuazione.
    Quando non erano disponibili tali strumenti, il contatto più stabile e frequente poteva essere fornito solo da ‘interessi comuni’. Perciò avevano successo i forum riservati ad amanti di un certo videogioco o altro, incentrati su un unico dominio di interesse.

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